Tra i bianchi, è il vitigno internazionale per antonomasia. Non c'è una regione vinicola, in Italia e nel mondo, dove non sia coltivato con maggiore o minore entusiasmo.
È un viitigno capace di produrre uva con concentrazioni zuccherine impressionanti, tipicamente usata per dare vini rossi potenti, a volte addirittura un po' intimidenti sia per la loro densità di profumi sia per la forza alcolica e la robustezza dei tannini, spesso bilanciata da un notevole residuo zuccherino. Proprio per la sua tendenza a un'alta concentrazione di zucchero, a volte se ne ricavano vini dolci e in alcuni casi lo si vinifica in bianco.
Praticamente inesistente nei vigneti al di fuori della Sicilia, la sua coltivazione sull'isola, e in particolare nel trapanese, è tanto intensa che anche così riesce a essere, dopo l'onnipresente trebbiano, il vitigno a bacca bianca più diffuso di tutta Italia.
Varietà sicuramente autoctona, selezionata dai contadini siciliani nel corso dei secoli, è perfettamente adattata al clima e al suolo locali e da sempre, con la sua produttività abbondante e affidabile annata dopo annata, rappresenta la base del reddito di molte famiglie.
Colore brillante, denso e impenetrabile quasi come un inchiostro; tannini robusti ma privi dell'aggressiva astringenza che spesso ne sono la conseguenza; corposità da vendere; capacità di raggiungere un grado alcolico ai massimi livelli; il tutto unito a un profumo che tende a essere gradevolmente fruttato e a presentarsi con discrezione, senza invadenti esplosioni aromatiche. È l'identikit di quello che il montepulciano è stato per molto tempo: un vino da taglio ideale per dare robustezza a profumati ma esili rossi settentrionali.
Vitigno a bacca bianca di antichissima tradizione, per l'enologia moderna ha potenzialità ancora in buona parte da scoprire. Un tempo era molto diffuso nei vigneti di Abruzzo, Marche e Lazio. Poi, a causa della ridotta resa quantitativa, è stato praticamente abbandonato fino allo sbocciare della tendenza alla valorizzazione delle varietà autoctone, una decina di anni fa.
Vitigno portabandiera della vitivinicoltura marchigiana, è alla base di alcuni dei più gradevoli e interessanti vini bianchi non solo dell'Italia centrale ma dell'intera Penisola.
Il suo tratto più tipico è la spiccata sapidità. Caratteristica che in parte si spiega con l'abbondanza di minerali nel territorio in cui prospera da almeno mezzo millennio, ma che deve la sua vivida presenza nel vino soprattutto alla capacità del vitigno di concentrare questi minerali negli acini.
“Il raboso fa apparire morbido il cabernet sauvignon”, è stato scritto.
Ruvido, spigoloso per l'alto contenuto di tannini e gli ancor più alti livelli di acidità, senza l'apporto di morbidezza dato da un sostenuto livello alcolico, non sorprende che questo vitigno veneto si sia guadagnato un nome probabilmente derivante da un aggettivo come “rabbioso” che descrive con pittoresca esattezza il carattere dei vini che se ne ricavano quando è maneggiato da produttori inesperti o poco attenti a dedicargli tutte le cure che merita.
Teinturer, “tintore”, è la parola che i francesi usano per definire le uve a polpa rossa. Categoria che comprende pochissime varietà. Anzi, praticamente una sola fra quelle normalmente coltivate, l'alicante Bouschet che in Maremma, terra dove sta conoscendo una certa diffusione, spesso chiamano semplicemente alicante.
Creato nella seconda metà dell'Ottocento da una famiglia di vivaisti francesi, i Bouschet, appunto, è un incrocio tra grénache, il cannonau sardo, a sua volta chiamato anche alicante, e un precedente incrocio a polpa rossa, il petit Bouschet.
Con i suoi sensuali profumi fruttati intrecciati a note speziate, cui si aggiungono sensazioni gustative di grande potenza, il syrah è uno dei vitigni a bacca nera di maggior successo degli ultimi anni. Molto si è dibattuto sulle sue origini.
Chiamato anche insolia, o ansonica in Toscana dove ha una modesta diffusione, è il più aromatico dei tre vitigni tradizionalmente coltivati in Sicilia per la produzione del Marsala.
Come nel caso dei suoi confratelli grillo e catarratto, le sue vicissitudini nei vigneti del Trapanese hanno seguito da vicino l'andamento della popolarità del vino liquoroso. Cioè una grande diffusione nei primi decenni del Novecento, poi un lento declino.