Prima che partisse il revival dei vitigni autoctoni cominciato una decina d'anni fa, la falanghina ha rischiato di scomparire.
A salvarla sono state da un lato le richieste di un mercato sempre più desideroso di allargare le proprie possibilità di scelta e dall'altro le moderne tecniche di cantina. Tecniche che hanno permesso di far emergere pienamente lo straordinario potenziale di questo vitigno capace di dare vini bianchi ricchi di complessi profumi fruttati e floreali e con un gusto spesso venato da una accattivante sapidità. Un potenziale aromatico che spesso andava perduto con le vecchie tecniche di vinificazione nelle quali il mosto era esposto all'azione ossidante dell'aria.
Cosa che peraltro non aveva impedito alla falanghina di diventare, già duemila anni fa, il vitigno base di uno dei vini più famosi, se non il più celebre in assoluto, dell’antichità: il leggendario Falernum, vero status symbol delle più facoltose famiglie patrizie romane.