Inventato alla fine dell'Ottocento da un agronomo svizzero che lavorava in Germania, il müller thurgau è stato subito adottato dai viticoltori tedeschi e la sua diffusione è poi arrivata fino a paesi lontani come la Nuova Zelanda. Ma è lungo i pendii alpini del Trentino-Alto Adige che ha trovato la sua ambientazione ideale.
Il dottor Müller, che lo battezzò unendo il suo cognome a quello del suo villaggio d'origine, incrociò riesling e un'altro vitigno la cui vera identità ha generato lunghi dibattiti fra studiosi. Lo scopo era ottenere una varietà con le qualità del riesling ma una maggiore affidabilità produttiva e una maturazione più precoce.
Proprio per la grande produttività unita a una stagione vegetativa breve, però, spesso finisce per dare vini di poco interesse. Senza contare che la buccia sottile lo espone agli attacchi di muffe che possono lasciare il segno nei vini.
Per questo risultano ideali i più esposti vigneti di montagna, dove anche in piena estate l'escursione termica tra giorno e notte è particolarmente forte e, oltre a scoraggiare le muffe, favorisce lo sviluppo di un potenziale aromatico dalla grazia inimitabile.